Quanto tempo è trascorso dall’ultimo editoriale?

Forse il tempo necessario a farvi gustare e digerire quelli precedenti.

Gli assoluti, di cui solo Noi vi facciamo dono, non sono dei tweet ( non so come si scrive quella merda ) usa e getta che scivolano addosso e sono presto dimenticati. No, determinate pietanze richiedono il giusto tempo per essere assimilate, capite, interiorizzate… E Noi, oggi, proprio del Tempo diremo qualche cosa.

Gennaro, con i capelli di fresco tagliati da Ping (6 euro piega esclusa), prova ad attirare l’attenzione con risultati evidenti.


Alcuni presunti grandi nomi hanno provato, prima di noi, naturalmente fallendo, a capire cosa sia davvero il Tempo. Noi potremmo riuscirvi, ma vi presenteremmo una pietanza troppo forte, indigesta, dalle pericolose conseguenze. Dunque, siccome vi vogliamo bene, ci limiteremo a qualche striminzito assaggio. Ma non temete, quel che per noi è poco, per voi sarà una gustosa cornucopia.
Oggi vi indicheremo quale è la strada per fermare il tempo, lasciando a voi la libertà di percorrerla con l’andatura che preferite. Per riuscirvi, però, vi chiediamo un piccolo ed un grande sforzo.

Perchè sforzarsi quando ci si può grattare il culo.

Il piccolo sforzo è quello di spegnere il cellulare per tutta la giornata. Ecco invece il grande sforzo: domani mattina svegliatevi all’alba, cioè alle 7:30, e, fatta una gustosa colazione, meglio ancora se al Bar, andate a prendere la metro, o un autobus affollato, come fanno studenti e lavoratori. Mentre siete nella calca, giratevi attorno ed osservate. Osservate il numero di adulti ipnotizzati dallo smartphone, osservate il numero dei meno adulti catturati dallo stesso aggeggio, mentre si scambiano chissà quali fondamentali informazioni, chissà quali brillanti messaggi… Fatto ciò, guardate i volti di questa folla, uno per uno. Chiedetevi: questo qui dove sta andando, che lavoro fa, a che ora, esausto, tornerà a casa, a casa cosa lo aspetterà… Ma soprattutto: perché quasi tutti hanno un’espressione stanca, concentrata, nervosa, accigliata, preoccupata ?
Perché, troppo spesso, la stessa espressione la ritrovate sul viso del ragazzino di 13 anni che va scuola, e dell’azzimato quarantenne che va a lavoro ? Tutta questa pimpante produttività cosa sta rubando a questo gregge senza pastore? La risposta potete facilmente trovarla voi.
Scendete dalla metro, o dall’autobus, e se vi riesce seguite qualcuno di questi sventurati fino al luogo di lavoro. Prima di lasciarli al loro destino, notate come l’andatura di questi infelici diviene più affannosa e dolorosa, proprio poco prima di raggiungere le loro mete. Fatto ciò, rallentate la vostra andatura, e continuate a guardarvi attorno. Passeggiate tra la gente, osservate come ad ogni ora che passa le persone che scorrazzano per strada sono un po’ diverse tra loro. Ogni ora, in questa bella città, ha i suoi abitanti esclusivi. Scambiate un po’ di chiacchere con qualche avventore. Parlate, del più e del meno, con chi ne ha voglia. Continuate a passeggiare per la città. Passeggiate con calma, osservate e chiaccherate.
Anche se siete persone superficiali, qualche pensiero vi nascerà dentro spontaneamente, inaspettato. Cercate soprattutto di parlare con gli anziani, i pensionati, sono loro le persone meno noiose, e quelle che possono darvi qualche dritta. Continuate così per tutta la giornata, fino a ritirarvi a sera nelle vostre case. Vi accorgerete che avrete accumulato, in un dì, più tesori di quanti riuscireste a smozzicare in un mese di ordinaria vita produttiva. Ma vi accorgerete anche, cosa ancor più importante, che quel giorno così speso vi sembrerà esser durato un mese intero della vita che gli altri giorni conducete.

Tutta sta pippa se poteva sintetizzà cò na vignetta.

Questa è la strada che vi indico, questo è il segreto rivelato:
per fermare il Tempo, fermarlo per davvero, non dovete semplicemente rallentare il passo, dovete fermarvi del tutto.
Forse mi sono dilungato troppo con questo editoriale, ed ho rubato un po’ del vostro tempo. Ve ne chiedo scusa, ma ricordatevi che io, di Tempo, ne ho quanto mi pare.
Ora giro la palla ad Irene, che ha tutto il tempo di cui necessita per scrivere il suo editoriale.

Elogio del giovane anziano.

Irene ha già detto molto della questione. Ha dipinto un bel quadretto generazionale. Ma lo sberleffo che ha fatto di tanti trentenni/quarantenni, a ben vedere, va rovesciato. Perchè i difetti illustrati, in verità, sono virtù.

Le debolezze stigmatizzate: punti di forza; e il bamboccione di cui si è burlata, figura in cui fieramente mi riconosco, è un eroe dei nostri tempi.

Facciamo qui un breve elogio del giovane anziano.

Partirò dall’ultima fermata che attende ciascuno di noi. La morte.
Perchè lavorare, se tanto dobbiamo morire ? Perché impegnarci in qualcosa, faticare per afferrare un sogno, o come spesso accade, più volgarmente, per costruirsi una buona carriera, se tanto con noi non porteremo nulla?
Chi coglierà i frutti della nostra fatica ?

Perchè? Perchè Gennaro scrive così tante cazzate?

Troppo spesso l’uomo medio, anche quello con un po’ di cervello, queste domande non se le fa. E’ troppo preso ad impegnarsi, troppo occupato a realizzare qualcosa, troppo condizionato da ciò che di lui pensano gli altri. Egli, specie se ha qualche successo, non si fa le domande giuste. Anzi, sono proprio i successi a spingerlo a pensare sempre meno. E la vita, che non è vita, va avanti veloce. A quarant’anni ha già una buona posizione, benestante, guida un Suv con le borse agli occhi. Un po’ stanco, ma con quella certa adrenalina che lo manda avanti. Lavoro, successo, lavoro, successo, lavoro.
Ma a questo punto, certe volte, la natura aggiusta un po’ le cose. Ritroviamo il nostro uomo medio di successo a 55 anni, con un figlio che non gli piace. Un figlio minchione, un figlio che non ha voglia di fare un cazzo. Insomma, un figlio come Gennaro.
Il figlio cerca di emendare le colpe del padre. Sperpera il denaro altrui. Evita ogni fatica inutile. Rimanda a domani quello che potrebbe fare oggi.

Ma soprattutto non è prigioniero del domani, perché il domani non esiste, è un’astrazione. Esiste solo l’oggi, esiste solo la spensieratezza che riusciamo a conquistare ed assaporare.
Il successo, quasi sempre, non è il nostro successo, ma quella bandieruola che ci sventolano dinanzi gli occhi, e che, saltando a destra e a manca, ci affanniamo ad afferrare.
Ed il lavoro ? Basterà ricordare che in Genesi Dio maledì l’uomo proprio con la piaga del lavoro.

Dio ci informa che la nostra vita farà cacare.


Ma queste chimere non hanno presa sui nostri “anziani imbruttiti”, cresciuti a merendine e cartoni animati. Il lettore ricorderà la favola della cicala e della formica.
Ma anche quella favola, come l’editoriale di Irene, è da rovesciare:

La cicala è, sì, morta con il sopraggiungere dell’inverno, ma ha ben vissuto. La formica, che si è sudata la pagnotta, non ha mai cantato !!

Immagino l’obiezione che ora farà il lettore più avveduto. Pur riconoscendo come virtuoso e da ammirare il nostro giovane anziano, si chiederà come emularne le gesta, non potendo contare su zii, nonni, genitori da cui farsi mantenere, a cui aggrapparsi con la tenacia di una mignatta. Giusta domanda.
Ed è proprio a questa domanda, infatti, che lo Stato deve dare una risposta. Quale sia la risposta che lo Stato debba dare, l’avete già capito.

Na Mignatta è na sanguisuga.

Il tempo dell’anzianità imbruttita. Parte I.

Negare che alcune cose(tte) fatte da questo governo  siano quantomeno interessanti è fare come i laziali quando vinci l’ennesimo derby e  continuano a parlarti della coppa Italia.

Non farò una lista di queste cose(tte) perché sti Lega5 non meritano un cazzo e non voglio che in nessun modo quer panza de Salvini (che se crede pure figo) pensi che la guerra tra poveri che sta alimentando possa andà bene. Zero. Sparate. Mori male, facce sto favore.

In un mondo ideale ogni volta che Salvini apre bocca parte un cartone.

Quello che suscita interesse, secondo il mio furettissimo parere, sono i draghi che sta tirando fuori sta storia del reddito di cittadinanza. I quesiti che ci infila nel cervello: ma se pò fa? nun se pò fa? ma a uno je fa bene prende i sordi senza fa ncazzo?

Cioè, tra 3 mesi circa 5 milioni di italiani potranno fare quello che è la massima aspirazione di un cittadino tricolore, cioè:

PENSIONARSI PRIMA DEL TEMPO. Ma che bomba.

Sarebbe da gufare che il miliardo previsto per mettere a posto il collocamento serva realmente a qualcosa, ma perché distruggere i sogni di noi giovani anziani? Perché augurarci, che ne so, di fare 3 fotocopie al giorno o di spazzare un giardino, di accompagnare dei bambini a scuola, perché? PERCHè ESSERE COSì CRUDELI???

In Italia noi trentenni, noi che dovremmo cambiare il mondo, fare politica, arte, ricerca, siamo stati cresciuti a pane e anzianità. Smollati ore e ore a casa dei nonni, una zona franca dove potevi mangiare quello che volevi e vedere tutta la tv che volevi ad una condizione:

“BASTA CHE NUN TE MOVI CHE SENNò TE FAI MALE A NONNA.”

Eravamo lì, sempre vicino a loro, mentre facevano la calza o le parole crociate e bevevamo il Nesquik vedendo i Power Rangers. Un pò (tanto) annoiati, ma inzeppati di amore. Sì, ok, qualcuno è nato ar paese e andava a giocare per strada. Embè???? La maggior parte di noi è stata cresciuta quasi più dai nonni che dai genitori ed è per questo che abbiamo maturato il carattere di quei cagnolini brutti e storti che gli anziani si tirano dietro alla posta. Siamo paurosi, nervosi, ansiosi, pensiamo tantissimo, viviamo bene nella noia. Abbiamo ricevuto tantissimo affetto sotto delle tenerissime campane di vetro. Non abbiamo nessuna attitudine alla contestazione, amiamo mangiare, sentirci “a casa” e ci attacchiamo morbosamente a qualsiasi cosa che ci ricordi la tranquillità del non fare un cazzo davanti alla tv. Possiamo essere intelligentissimi, geniali perfino, ma la pigrizia e la pavidità ci impedisce di fare qualsiasi cosa di realmente faticoso e soprattutto non ci frega niente di quello che invece interessava attivamente ai nostri genitori (che magari lo facevano solo per moda…chissà): lo Stato.

eh mbè. 

Lo Stato non ci interessa assolutamente. E’ troppo lontano da casa e non ci prepara niente da sgranocchiare. Non ci aiuta a trovare lavoro, ci vessa con le tasse e ci estenua (è un verbo esistente????) con la burocrazia. Non legifera mai a nostro favore e ritiene che farci lavorare 10 ore+2 di spostamento sia una cosa normale.

NOI SIAMO CRESCIUTI A PIGRIZIA, CARTONI GIAPPONESI E NESQUIK.

PERCHè CAZZO ADESSO QUALCUNO PRETENDE CHE LAVORIAMO 10 ORE? 

Ad esempio Gennaro una volta a 23 anni ha lavorato un giorno. Sò passati 17 anni e ancora se deve riprende…

Ed è per questo DUNQUE che vogliamo, pretendiamo, sosteniamo CALDAMENTE LA PENSIONE ANTICIPATA, alias REDDITO DE CITTADINANZA.

Fosse anche solo per 2 anni. Poi ci inventeremo qualcos’altro.

 Lasciateci pigreggiare. Non possiamo adesso imparare a FARE. E’ troppo tardi! Abbiamo un sacco di cose a cui pensare. A renderle pratiche, ci penserà qualcun altro, forse un francese. Noi non possiamo, ci fa male la schiena e abbiamo problemi di cervicale.

Gennaro, vestito meglio del solito, si accanisce contro un sasso di polistirolo.

P.S. SI RINGRAZIANO IN OGNI CASO I NOSTRI NONNI E ZII PER ESSERCISI ACCOLLATI. UN’AMMORTIZZATORE SOCIALE PREZIOSO. AMENNNN.



















Lo spocchioso e ridondante editoriale di Gennaro

Pulitomi con pazienza il viso dallo sputo, mi accingo a raddrizzare il tiro del giornale.

In questa foto potete notare Gennaro che si piace. 

Questo periodico, che non doveva chiamarsi così, nasce da un’urgenza brutale, anzi da un grido disperato: il mondo ha  bisogno di risposte, di certezze, il mondo ha fame di verità. A questo grido noi non potevamo più restare indifferenti.

Le opinioni le lasciamo volentieri ai giornalisti, ai sedicenti scrittori, agli internauti da due soldi. Non troverete opinioni sullo Sputacchiere. Noi vi faremo dono di assoluti.

Ogni quindici giorni ci cimenteremo su una grande questione dell’umanità. Lo faremo con i nostri stili, col nostro modo d’essere. Il mio meditato, razionale, acuto. Quello d’Irene naturalmente approssimativo, uterino e fumantino.

Quasi tutto ci divide, ve ne accorgerete. Ma c’è certamente una virtù che ci accomuna:

un’egocentrica e tracotante pretesa di stare nel giusto.

E anche di ciò vi accorgerete.

EDITORIALE
DI 
GENNUARUOOOO

Primo editoriale wowowow

Fantastico.

L’ ennesimo sito di informazione approssimativa. In wordpress tra l’altro, sti due purciari della redazione manco 4 euro al mese volevano spende. In redazione (ma quale redazione ah aha hahaha) siamo in due io (Irene) e Gennaro. Con cui non mi sono assolutamente confrontata sul nome della testata. Ho fatto una finta: Gennà ti va bene “lo sputacchiere”? lui ha detto “insomma” e ne ha proposti altri. Io non me lo sono cacato e ho fatto come mi andava, visto che lo disprezzo profondamente dal lato creativo. D’altra parte, anche lui mi disprezza dal lato creativo e dice che disegno di merda. Ed è per questo che riempirò sto coso di illustrazioni e immagini brutte fatte proprio da me!

Ecco a voi un’orrenda fotocomposizione

Vabbè. Ma perchè vogliamo mettere su sto giornale? (giornale? ma chi cazzo li caca più i giornali). Perchè siamo convinti che abbiamo qualcosa di interessante da dire, ovviamente.