Elogio del giovane anziano.

Irene ha già detto molto della questione. Ha dipinto un bel quadretto generazionale. Ma lo sberleffo che ha fatto di tanti trentenni/quarantenni, a ben vedere, va rovesciato. Perchè i difetti illustrati, in verità, sono virtù.

Le debolezze stigmatizzate: punti di forza; e il bamboccione di cui si è burlata, figura in cui fieramente mi riconosco, è un eroe dei nostri tempi.

Facciamo qui un breve elogio del giovane anziano.

Partirò dall’ultima fermata che attende ciascuno di noi. La morte.
Perchè lavorare, se tanto dobbiamo morire ? Perché impegnarci in qualcosa, faticare per afferrare un sogno, o come spesso accade, più volgarmente, per costruirsi una buona carriera, se tanto con noi non porteremo nulla?
Chi coglierà i frutti della nostra fatica ?

Perchè? Perchè Gennaro scrive così tante cazzate?

Troppo spesso l’uomo medio, anche quello con un po’ di cervello, queste domande non se le fa. E’ troppo preso ad impegnarsi, troppo occupato a realizzare qualcosa, troppo condizionato da ciò che di lui pensano gli altri. Egli, specie se ha qualche successo, non si fa le domande giuste. Anzi, sono proprio i successi a spingerlo a pensare sempre meno. E la vita, che non è vita, va avanti veloce. A quarant’anni ha già una buona posizione, benestante, guida un Suv con le borse agli occhi. Un po’ stanco, ma con quella certa adrenalina che lo manda avanti. Lavoro, successo, lavoro, successo, lavoro.
Ma a questo punto, certe volte, la natura aggiusta un po’ le cose. Ritroviamo il nostro uomo medio di successo a 55 anni, con un figlio che non gli piace. Un figlio minchione, un figlio che non ha voglia di fare un cazzo. Insomma, un figlio come Gennaro.
Il figlio cerca di emendare le colpe del padre. Sperpera il denaro altrui. Evita ogni fatica inutile. Rimanda a domani quello che potrebbe fare oggi.

Ma soprattutto non è prigioniero del domani, perché il domani non esiste, è un’astrazione. Esiste solo l’oggi, esiste solo la spensieratezza che riusciamo a conquistare ed assaporare.
Il successo, quasi sempre, non è il nostro successo, ma quella bandieruola che ci sventolano dinanzi gli occhi, e che, saltando a destra e a manca, ci affanniamo ad afferrare.
Ed il lavoro ? Basterà ricordare che in Genesi Dio maledì l’uomo proprio con la piaga del lavoro.

Dio ci informa che la nostra vita farà cacare.


Ma queste chimere non hanno presa sui nostri “anziani imbruttiti”, cresciuti a merendine e cartoni animati. Il lettore ricorderà la favola della cicala e della formica.
Ma anche quella favola, come l’editoriale di Irene, è da rovesciare:

La cicala è, sì, morta con il sopraggiungere dell’inverno, ma ha ben vissuto. La formica, che si è sudata la pagnotta, non ha mai cantato !!

Immagino l’obiezione che ora farà il lettore più avveduto. Pur riconoscendo come virtuoso e da ammirare il nostro giovane anziano, si chiederà come emularne le gesta, non potendo contare su zii, nonni, genitori da cui farsi mantenere, a cui aggrapparsi con la tenacia di una mignatta. Giusta domanda.
Ed è proprio a questa domanda, infatti, che lo Stato deve dare una risposta. Quale sia la risposta che lo Stato debba dare, l’avete già capito.

Na Mignatta è na sanguisuga.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...